
La Montagna, parte di noi
Il Festival è nato con gli scarponi. Quelli rigidi, di cuoio. Quelli che assumevano una parvenza di morbidezza solo se venivano abbondantemente spalmati con grasso di maiale. Era il 1952. Gli scarponi chiodati e la guerra se ne erano finalmente andati. I primi definitivamente; la seconda purtroppo, no! Qua e là sopravvive ancora oggi. Persino a 6000 metri di quota nel Karakorum.
L’alpinismo di quegli anni Cinquanta stava passando da una condizione esplorativa e di conquista ad una esercitazione sportiva con uno sguardo sulle ultime frontiere del possibile. Erano anni nei quali il montanaro viveva in un ambiente storico che interagiva profondamente con l’alpinismo. Di decennio in decennio il Festival ha misurato questo passaggio proprio nel senso che il grande John Ball dava al suo famoso libro Peaks, passes and glaciers uscito nel 1859.
Lo ha sempre scandito quel passaggio, il Festival: dalla romantica pellicola di Samivel Cimes et meravilles che vinse il primo “Gran Premio Città di Trento”, fino ai film che ha ammesso in concorso nelle ultime edizioni. Fra loro, è vero, c’è talvolta un abisso di stile e di concetto, ma identico il traguardo: la montagna nelle sue diverse realtà. Quella del rispetto dell’ambiente, del lavoro dell’uomo, della dura vita dei montanari, dei pionieri dell’alpinismo… giù fino agli arrampicatori di diverse nazioni che negli anni Ottanta del Novecento raccontavano le loro gesta ai mille applausi dell’Auditorium.
Altri uomini, quest’anno, narreranno le loro imprese: i cavalieri solitari delle pareti a strapiombo; un mito francese che ha definito la montagna “una parte di me”; i fortissimi atleti dell’alpinismo russo. E poi il cinema, anima della manifestazione. Numerosi film di spessore introdurranno l’appassionato in un mondo reale, talvolta crudele, sempre affascinante. È il mondo della montagna, dell’esplorazione, dell’avventura.
Il Festival ha dovuto riporre nell’angolo buono della memoria gli scarponi con la suola rigida e con il cuoio ammorbidito dal grasso. Lo ha fatto con grande rispetto. Da anni continua la sua arrampicata culturale usando come suola la miracolosa “mescola della formula uno”. Perché tutto è cambiato. Tranne la montagna che rimane là.
Italo Zandonella Callegher
Presidente Film Festival Trento
















