
Presentazione Film
Nel vasto programma di questa 56^ edizione che fa di Trento la sede di una vera e propria Festa della Montagna, il cinema potrebbe sembrare soltanto una delle tante parti che la compone. In realtà, proprio negli anni in cui il Festival si trasformava sempre più in una festa per la città, che coinvolge la città tutta come sedi, piazze e pubblico, il cinema prendeva una sua centralità che forse aveva perduto. Come numero di film presentati, nelle sale che venivano utilizzate e, principalmente, con la qualità dei film proposti.
Oltre al concorso vero e proprio, di cui dirò in seguito, alcune sezioni sono ormai diventate un momento interessante di approfondimento delle tematiche del Festival. Pensiamo alla sezione “Orizzonti”, che propone nove documentari su temi diversi relativi alla natura e alle popolazioni che vivono in zone montane ma anche che riguardano il clima, l’utilizzo delle fonti energetiche e il conseguente impatto sull’ambiente, tematiche che in questi anni hanno esteso il concetto di esplorazione e avventura in un mondo diventato sempre più piccolo e sempre più a rischio.
Da quest’anno si è aggiunta una nuova sezione, che sostituisce quella che era stata chiamata “Orizzonti vicini”. Si tratta di “Vitalpina” e intende presentare alcuni documentari che riguardano la vita sulle Alpi, il lavoro, le difficoltà, la vita quotidiana, appunto,di chi in montagna ci vive e lavora tutto l’anno.
Per finire l’ormai consolidata sezione “Alp&ism” che parla di chi la montagna la usa saltuariamente per praticarvi diversi sport, i vari “ism” appunto, dal blasonato alpinismo, che ha sicuramente il merito storico di avere ri-scoperto il mondo della montagna, a tutte le altre discipline che hanno soddisfatto nel tempo il desiderio di svago e di sfida che caratterizza il tempo liberato degli uomini della città ma anche di chi abita in quei delimitati spazi alpini, diventati “terreno di gioco”, il Playground of Europe di Leslie Stephen. Non resta che dare uno sguardo al concorso per sottolineare la centralità del cinema in questo Festival internazionale del cinema di montagna diventato più brevemente TrentoFilmfestival.
34 le opere in concorso di cui 14 lungometraggi, 9 cortometraggi e 11 mediometraggi. Ma la sorpresa di questa edizione sono i 12 film di alpinismo. Si è sempre parlato di crisi per i film di alpinismo per mancanza di idee e scarsità di mezzi finanziari e per la prevalenza di prodotti di documentazione di imprese importanti fatte da chi, gli alpinisti, non avevano idea di cosa fosse il cinema. Bene! Quest’anno possiamo dire di aver visto un considerevole numero di ottimi film che parlano di alpinismo, che presentano l’alpinismo sotto diversi aspetti, quello del divertimento, del piacere dell’arrampicare su difficoltà elevate, e l’altro, strettamente connesso, del rischio e della sua sorella siamese che è la morte in montagna. Il fascino cinematografico della morte non riguarda solo il cinema di montagna, è presente in tutto il cinema se si esclude solo il genere della commedia. Ma il successo nel passato, anche nelle sale italiane, di film come Touching the Void dimostra il gusto morboso di chi l’alpinismo non pratica verso la tragedia in montagna. Diversa ne è la percezione di chi questi rischi affronta e alcuni film in concorso lo fanno in maniera originale.
Quest’anno le opere presentate alla selezione sono state 330, un numero sempre maggiore che non è di per sé motivo di orgoglio, ma una preoccupazione per la direzione che, con l’ausilio di alcuni consulenti, ha dovuto selezionare le 79 opere presentate tra il concorso e il fuori concorso. Un impegno gravoso, anche dal punto di vista fisico, e anche di orgoglio perchè l’elevato numero di opere è il segno del successo che il festival riscuote nel mondo della cinematografia di genere e anche per il lavoro di scouting che il festival esercita tra i festival specializzati ma, forse anche più, tra i festival generalisti dove il documentario sta occupando sempre spazi più vasti.
E la tradizione del Festival di Trento è stata fin dalla sua nascita nel 1952 uno spazio dedicato al documentario, anche quando, nell’ambito della cinematografia italiana, questo era stato emarginato. La presenza nel suo Palmares di nome importanti della storia del cinema italiano e non, lo sta a dimostrare. Negli ultimi anni questi Maestri sono stati premiati con Premi alla Carriera; quest’anno sarà la volta di Folco Quilici. Ma lo stesso Premio è andato negli ultimi anni a Bruno Bozzetto, Luciano Emmer e Vittorio De Seta. Una tradizione cinematografica che continua.
Augusto Golin
Responsabile della Programmazione Cinematografica
arch. TrentoFilmFestival
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