Sergio Fant
Rosanna Stedile
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Laura Zumiani
Rosanna Stedile
Montagna, società, cinema, letteratura
Ai venticinque lettori di queste righe e a chi è abituato a notare i dettagli, non sarà sfuggito un particolare. Sotto all’ormai tradizionale logo del TrentoFilmfestival, sormontato dall’aquila rossa tra due parentesi quadre nere, sta scritto “Montagna, società, cinema, letteratura” al posto di “Mountain, exploration, adventure” dell’anno scorso. Quindi cambiano la lingua e i contenuti; non è da poco. Il carattere internazionale del Festival non è in discussione, basta guardare i 58 cataloghi che ne fanno la storia. La lingua è un mezzo di comunicazione, i contenuti sono più importanti. Che la vecchia montagna, esplorazione e avventura fossero obsoleti nell’epoca dei satellitari, internet e Google Earth lo avevo già scritto nel presentare il programma della 57^ edizione. Era ormai il caso di guardare a queste realtà con un occhio diverso L’esplorazione è quella rivolta alle culture materiali delle genti di montagna, di chi abita le “terre alte”. L’avventura è quella umana, della vita quotidiana, della marginalizzazione per scelta e per destino.
In questa prospettiva “Montagna e società” rappresentano meglio i temi del Festival in questi ultimi anni. Cinema e letteratura sono le declinazioni del festival, l’ottica con cui si guarda il mondo e la società della montagna e diventano due ottiche congiunte sotto un unico cappello. Quindi non ci resta che rendere omaggio a chi negli anni tra ’70 e ’80 aveva aperto il festival a queste tematiche, l’esplorazione e l’avventura, cambiamento che non era stato privo di dure polemiche tra tradizionalisti e innovatori, e passare oltre.
E veniamo a questa edizione. Su tutti un tema di fondo che abbiamo reso in un titolo: “Sacri Monti, sacrilegi, sacripanti”. Del rapporto tra sacro e montagna si è molto parlato e a questo tema dedichiamo una serata di letture e approfondimenti.
Quello che invece sfugge è il motivo per cui di fronte a questo dilagare del sacro, le montagne stesse siano anche i luoghi dei peggiori sacrilegi. Qui non si parla di atti rivolti contro il sacro o gli dei che le abitano, ma contro le montagne stesse. Disboscamenti, impianti funiviari, speculazioni edilizie, cementificazione selvagge dei bacini fluviali, la montagna vista solo come un luna park, un parco dei divertimenti, un sacrilegio insomma.
In questo ambiente abitato dal sacro e profanato dagli uomini, si muovono personaggi strani che qui abbiamo chiamato, simpaticamente, sacripanti. Sacripante è un personaggio dell'Orlando Furioso che litiga un po’ con tutti. Forse per questo il vocabolario di italiano definisce “sacripante” persona di notevole corporatura, che fa esibizione della propria forza; aggiunge anche un significato spregiativo come gradasso, spaccone. Altrimenti viene definito come persona furba, di grande destrezza.
Ecco quest’ultima versione è forse quella che più si addice al nostro caso. Tra le montagne si aggirano persone di grande destrezza, qualche volta spacconi, anche litigiosi, se non di notevole corporatura però dotati di agilità e forza fisica. Si chiamano alpinisti ma anche scalatori così dentro ci può stare anche un ciclista; se non era un sacripante Coppi o Pantani? George Mallory e Reinhold Messner, Bruno Trentin e Lino Lacedelli, Giusto Gervasutti e Gaston Rebuffat?
Di questo e di tant’altro ci parleranno i film di questa edizione.
Augusto Golin
Responsabile della Programmazione Cinematografica














