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Mostra > Ettore e Bruno Castiglioni, due fratelli e la montagna

L'alpinismo come ricerca di libertà e crescita inferiore

La mostra è dedicata a Ettore (1908-1944) e Bruno Castiglioni (1898-1945), due fratelli che vissero l’alpinismo come ricerca di libertà e crescita interiore e, da antifascisti, conclusero la loro vita in modo coerente, con una morte generosa nel marzo ’44 e aprile ’45. Se nella famiglia Castiglioni tutti hanno frequentato la montagna, Bruno ed Ettore ne hanno tratto vocazioni esistenziali. Più lineare quella scientifica di Bruno, più poliedrica, impetuosa e anche sofferta quella alpinistica di Ettore, che si sono stimolate e arricchite a vicenda.

Come alpinista Ettore è il più noto e ancor oggi chi ama la montagna può trovare tanti elementi che lo ricordano su libri, guide, articoli in riviste, nei nomi delle vie aperte sulle rocce, di una sezione del CAI (Tregnago, VR) e di un rifugio ai piedi della Marmolada. Egli era scrittore, “poeta” sia nello scrivere che nell’arrampicare (le poète vainquer, nel diario), alla ricerca della “linea ideale” nell’ascendere le pareti, appassionato di musica e compositore, autore di guide alpinistiche esemplari. Bruno era anch’egli appassionato di poesia, di Dante (sempre citato nei suoi diari) e di altri letterati ed artisti, leggeva moltissimo ma non era scrittore; i diari personali, con scrittura molto minuta, sono improntati alla concisione e allo schematismo. Entrambi ebbero un’iniziazione all’arrampicata alla scuola di Tita Piaz, celebre guida alpina della Val di Fassa.  Sono stati scritti volumi su di loro e numerosi articoli, ma nessuna esposizione di ampio respiro è stata finora realizzata in Italia o all’estero, nonostante la fama internazionale di Ettore quale alpinista e di Bruno nel mondo della scienza, essendo egli considerato uno dei maggiori geomorfologi italiani.

Sono raccolti nella mostra frammenti dei “Diari” di Ettore, inediti ed editi, e dei “Diari” assolutamente inediti di Bruno, grazie al lavoro di raccolta ed analisi di Giovanni Battista Castiglioni (Tita); lettere, cartoline e disegni mai esposti in precedenza, insieme con relazioni tecniche di arrampicata e vario materiale fotografico, “Guide” a firma di Ettore e di Bruno, schizzi preparatori e carte geologiche di quest’ultimo, cimeli, quali la piccozza, la bussola, la corda di canapa da arrampicata, il cappello d’alpino ed altri oggetti simbolici. La mostra ha quindi una sua unicità e particolarità e raccoglie materiali e testimonianze provenienti soprattutto da Tita (e da altri discendenti della famiglia Castiglioni) e dalla Fondazione Giovanni  Angelini di Belluno, dove è confluita la “Donazione Castiglioni”.

ETTORE CASTIGLIONI
Nato a Ruffré (TN) il 28 agosto 1908, è figura emblematica dell’alpinismo fra le due guerre. Viene descritto dai compagni come “alto slanciato, asciutto atletico, non soffriva assolutamente il freddo...; il suo fisico possedeva un’eleganza innata, che promanava da un tratto e da un portamento aristocratici”. Quasi 200 le nuove vie aperte sulle Alpi e in particolare sulle Dolomiti. Si laurea in giurisprudenza nel 1931 ma non esercita come avvocato se non a Londra per un periodo di 15 mesi sofferti presso il Lloyd. Ricevuta dal Touring Club la commissione di descrivere le Pale di S. Martino, realizza, a partire dal 1934, il suo sogno di vivere di montagna e per la montagna, dedicandosi alla compilazione delle “Guide dei Monti d’Italia” CAI e TCI; sei le guide realizzate in soli 35 anni. Richiamato alle armi nel 1943, può continuare ad arrampicare con l’incarico di Istruttore alla scuola militare di Passo Tre Croci (aprendo 9 vie nelle vicine Dolomiti in un mese!) e successivamente alla scuola militare di Ollomont in Val d’Aosta, dove organizzerà, dopo l’8 settembre, un gruppo di partigiani tra gli alpeggi del Berio in alta Valpelline. La sua fine a soli 35 anni fu altamente drammatica: per ragioni legate alla Resistenza, aveva attraversato l’11 marzo 1944 un alto colle della Valmalenco verso la Svizzera, munito di un passaporto intestato ad Oscar Braendli, un allievo svizzero della scuola d’alpinismo residente a Milano. A Maloia, avvenne la perquisizione che rivelò la sua vera identità. Rinchiuso al secondo piano dell’Albergo Longhin, gli vennero tolti sci, scarponi e pantaloni. Ma lo spirito insofferente di costrizioni trionfò anche qui: una coperta attorno alla vita in luogo dei pantaloni, avvolti in stracci i piedi calzati dai ramponi, si calò colle lenzuola dalla finestra e prese la via del ritorno attraverso il ghiacciaio del Passo del Forno, in una notte di forte vento poi divenuto tempesta, il 12 marzo 1944. Solo il 3 giugno venne trovato, già parecchio sotto il passo, sul versante italiano, coperto dalla neve, morto per sfinimento, al termine di una impresa sovrumana.

BRUNO CASTIGLIONI
Bruno nasce a Milano il 12 maggio 1898, muore a Pavia il 27 aprile 1945, dopo 12 ore di sofferenza per i colpi della mitragliatrice pesante tedesca che l’avevano ferito presso la Cascina Cravino, dove si era prodigato per la pacifica deposizione delle armi, il giorno della Liberazione (26 aprile). Allievo di Luigi De Marchi negli studi di Geografia fisica presso l’Università di Padova; libero docente nel 1929, vince il concorso a cattedra nel 1936, insegnando all’Università di Messina, e quindi a Pavia. Ha composto 66 lavori geografici di grande rigore e viene considerato uno dei maggiori geomorfologi italiani. Alla scuola di Tita Piaz, compie la traversata delle 3 torri del Vajolet a 12 anni, col fratello Manlio, e da allora arrampica con assiduità fino allo scoppio della prima guerra mondiale. Le sue conoscenze dei ghiacciai attuali e quaternari e la minuziosa scrupolosità delle ricerche gli permettono la compilazione della Carta delle Alpi nel Glaciale (1940), che rimane il primo esempio di sintesi grafica delle conoscenze sul glaciale alpino quaternario, sulle tracce dell’opera di Penk e Brückner e sulla base di un’enorme bibliografia controllata personalmente in loco. Realizza delle Dolomiti i primi schizzi e carte geologiche, grazie anche alla propensione al disegno. Collabora alle guide di Ettore, ma già aveva collaborato negli anni alla Guida Berti, Le Dolomiti Orientali (1928) con Silvio Sperti  e i fratelli Angelini.

Inaugurazione della mostra venerdì 30 aprile 2010 ore 17.00
Sala del Museo storico Sat in via Manci 57

Orari:
1 - 9 maggio: 10-12 / 16-19
11 - 15 maggio: 16-19
18 - 22 maggio: 16-19

DATA DELLA MOSTRA
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Dal 01/05/2010 al 09/05/2010
10:00 - 19:00
Sala del Museo storico Sat in via Manci 57
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Dal 11/05/2010 al 15/05/2010
16:00 - 19:00
Sala del Museo storico Sat in via Manci 57
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Dal 18/05/2010 al 22/05/2010
16:00 - 19:00
Sala del Museo storico Sat in via Manci 57
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