Ciao Bruno Detassis!
Il TrentoFilmfestival ricorda Bruno Detassis primo socio onorario
Ha chiuso gli occhi nella sua casa di Madonna di Campiglio nella serata di giovedì 8 maggio a 97 anni Bruno Detassis, patriarca degli alpinisti trentini e una delle figure più significative nell’epopea dell’alpinismo dolomitico fra le due guerre.
Ma parlando e ricordando Bruno Detassis, nominato primo socio onorario del TrentoFilmfestival, insieme ad un altro grande dell’alpinismo italiano, Riccardo Cassin, in una memorabile serata all’Auditorium S. Chiara nel 1999, sarebbe riduttivo inquadrarlo solo in un contesto di storia dell’alpinismo dell’alpinismo dolomitico. Un uomo che ha scelto di vivere in montagna e della montagna, in sintonia con la libertà che quel mondo e quegli spazi gli potevano garantire e in cui realizzarsi.
C’è questa scelta, presa in età giovanissima, dietro tutta la leggenda del “Signore del Brenta” e dei molti capitoli di un cammino lungamente vissuto da protagonista, discreto ma molto concreto, della storia delle montagne trentine.
Come capostipite di una grande scuola alpinistica caratterizzata per mezzo secolo dalla sua eccezionale personalità, le sue oltre 200 nuove vie tracciate soprattutto sulle pareti delle Dolomiti di Brenta sono capolavori di eleganza, intuizioni di linee che hanno esaltato migliaia di alpinisti: la via delle guide sul Crozzon di Brenta, il pilastro ovest della Tosa, la via Trento sulla Brenta Alta e molte altre ancora.
E poi le stagioni nel cuore del Brenta, in quel rifugio in alta Val Brenta ai piedi delle cime più belle: il Crozzòn, Cima Margherita, Brenta Bassa e Brenta Alta, gli Sfulmini. Giornate di incontri, di scalate, di occhi che scrutavano quelle pareti, per controllare, per confrontare, per correre ad aiutare, senza se e senza ma, in ogni condizione. Anche già avanti negli anni, dopo aver lasciato il posto di comando al figlio Claudio, non mancava di salire al suo rifugio, il suo mondo.
Un mito punto e basta Bruno Detassis per molte generazioni di alpinisti, che salivano lassù per conoscerlo, ascoltarlo e magari finire a tirare due colpi di morra nella sala del rifugio dei Brentei. E lo ricordiamo agli incontri di Trento nella sede della Sosat di cui è stato socio fin da ragazzo, fabbro, operaio, idraulico per cinque - sei giorni, alpinista la domenica fino al giorno in cui, guardando dalla cima della Paganella il profilo del Brenta, scelse per sempre la strada della montagna.




















